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Fiale, lozioni e shampoo anticaduta: quanto sono efficaci e quando usarli

Quando i capelli iniziano a cadere, molte persone corrono in farmacia o parafarmacia a cercare una soluzione: fiale, lozioni, sieri, shampoo anticaduta. Spesso lo fanno prima ancora di rivolgersi a un medico. Questi prodotti sembrano veri e propri farmaci: la confezione, le istruzioni d'uso e il linguaggio scientifico usati li fanno apparire come cure efficaci. In realtà, però, sono semplici cosmetici. Ecco cosa contengono e quali risultati è ragionevole aspettarsi.

Con il contributo esperto di:
articolo di:
13 febbraio 2026
caduta capelli uomo fiala

Quando la perdita di capelli diventa visibile, o semplicemente inizia a preoccupare, la reazione più comune è cercare una soluzione rapida. Prima ancora di rivolgersi a un dermatologo per indagarne le cause e valutare un’eventuale terapia, molte persone scelgono la via più immediata: gli scaffali di farmacie e parafarmacie. Oltre agli integratori per capelli, l'offerta contempla ogni genere di prodotti: fiale, lozioni, sieri e shampoo anticaduta.

A spingere verso questa scelta contribuiscono diversi fattori: una comunicazione pubblicitaria che promette risultati rapidi e ricrescite visibili, i consigli di conoscenti che “si sono trovati bene”, talvolta anche le rassicurazioni dei farmacistiResta però una domanda cruciale: questi prodotti funzionano davvero?

In questo speciale proviamo a fare chiarezza, spiegando perché, secondo la nostra valutazione, non possono realisticamente promettere né di arrestare la caduta né di stimolare una vera ricrescita.

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Le promesse esagerate dei trattamenti anticaduta

Fiale, lozioni e sieri anticaduta vengono presentati come trattamenti contro la perdita dei capelli, facendo largo uso di un linguaggio tecnico-scientifico che richiama l’immaginario medico, pur restando formalmente cosmetici.

Si presentano come soluzioni idroalcoliche da applicare e massaggiare sul cuoio capelluto, con la promessa di favorire la penetrazione degli ingredienti “anticaduta” negli strati più superficiali della cute. Al di là di profumazioni e solventi, queste formulazioni includono spesso un lungo elenco di sostanze a cui il marketing attribuisce presunti benefici contro la perdita dei capelli: vitamine, minerali e amminoacidi “di base”, insieme a estratti vegetali e molecole brevettate dai nomi di impronta farmaceutica, combinati in liste talvolta molto articolate.

Gli stessi ingredienti compaiono anche in shampoo e integratori anticaduta. La differenza, però, è sostanziale. Se negli integratori tali sostanze svolgono un ruolo nutrizionale dichiarato, lozioni e shampoo non nutrono il bulbo né incidono sul ciclo di crescita del capello. La loro azione resta superficiale: intervengono sul cuoio capelluto e sulla fibra capillare, migliorando soprattutto l’aspetto della chioma. Non a caso, rientrano nella categoria dei cosmetici, non dei farmaci.

Anche il linguaggio utilizzato per descriverli contribuisce ad alimentare l’ambiguità. Nei materiali promozionali compaiono termini come “diradamento”, “ciclo del capello”, “fase anagen”, “microcircolazione” o “peptidi”, affiancati a concetti più tipicamente cosmetici come volumeforza e lucentezza. Un lessico ibrido che suggerisce un’azione biologica profonda senza mai dichiararla esplicitamente.


Il nodo è duplice: da un lato, i consumatori hanno il diritto di distinguere tra prodotti che possono modificare funzioni fisiologiche e prodotti che migliorano solo l’aspetto; dall’altro, i cosmetici non possono legalmente promettere ricrescita o rallentamento della caduta, sia essa patologica o fisiologica.

Per restare nei limiti previsti dalla normativa, molti marchi parlano di “caduta temporanea”, “stagionale” o “da stress”, fenomeni destinati a risolversi spontaneamenteAltri spingono invece la comunicazione più in là, evocando effetti su forme di caduta ormonali o progressive e attribuendo agli ingredienti azioni come la “stimolazione” o la “riattivazione” del follicolo. Ogni marchio traccia così una propria linea, più o meno esplicita. Vediamo alcuni esempi.

 

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Fiale e lozioni spray: quando usarle?

Quando andrebbero usati spray, fialette e, più in generale, lozioni anticaduta? Per quali forme di perdita dei capelli sono realmente indicate? E quali effetti è lecito aspettarsi?

Domande tutt’altro che secondarie, alle quali però raramente viene data una risposta chiara. A partire dalla comunicazione dei produttori, spesso costruita su formule suggestive e promesse implicite, che finiscono per alimentare aspettative sproporzionate rispetto ai risultati realisticamente ottenibili.

La linea BioKap Anticaduta di Bios Line è un esempio emblematico di comunicazione poco chiara. Le Fiale Rinforzanti BioKap Anticaduta, secondo quanto riportato sul sito del produttore, “contrastano l’eccessiva caduta” e i “problemi di diradamento” sia nell’uomo sia nella donna. Ma a quale tipo di caduta ci si riferisce? Il messaggio resta vago, lasciando spazio a interpretazioni che vanno dalla caduta stagionale o da stress fino al diradamento progressivo di natura ormonale.

biokap fiale rinforzanti

BioKap Anticaduta Fiale Rinforzanti

Il riferimento a un intervento “sui fattori di squilibrio del ciclo di vita del capello” allude a un’azione sul follicolo, subito però attenuata da verbi più tipicamente cosmetici come “rafforzare” o “irrobustire”, facilmente fraintendibili come una maggiore resistenza alla caduta.

La stessa ambiguità caratterizza la Lozione spray Rinforzante BioKap Anticaduta – sovrapponibile alle fialette per promesse, indicazioni e composizione – definita addirittura un trattamento d'urto capace di migliorare la “densità” dei capelli, termine che molti consumatori associano a un effetto di ricrescita.

Biokap lozione

BioKap Anticaduta Lozione Rinforzante

La comunicazione di Bionike si spinge ancora oltre. La Lozione Anticaduta Defence Anagenix-K viene presentata come un “trattamento intensivo per contrastare la caduta abbondante e il diradamento” nell’uomo e nella donna. Qui il linguaggio farmacologico è esplicito: si parla di promozione della fase anagen, contrasto della miniaturizzazione e riattivazione della papilla dermica attraverso meccanismi epigenetici. Per presentazione e funzioni attribuite, il prodotto appare a tutti gli effetti come un farmaco anti-alopecia. L’effetto sarebbe dovuto a un complesso denominato “Kapexidil”, nome che richiama chiaramente il farmaco minoxidil.

Agenix K

Lozione Anticaduta Defence Anagenix-K 

I risultati enfatizzati con percentuali, grassetti e maiuscole derivano però da uno studio condotto su soli 24 soggetti, senza informazioni sul disegno sperimentale e con una durata incompatibile con la valutazione di una patologia progressiva come l’alopecia androgenetica. Dati di questo tipo non permettono al consumatore di formarsi aspettative realistiche sull’efficacia del prodotto.

Defence Anagenix

Claim enfatici usati per promuovere la lozione Anticaduta Defence Anagenix-K

Un problema analogo riguarda anche le fiale fortificanti per cadute temporanee o stagionali, a cui Bionike attribuisce effetti sulla crescita (fisiologica) del capello, pur descrivendole come semplici prodotti di rinforzo, protezione e aumento del volume, mescolando ancora una volta linguaggio cosmetico e aspettative farmacologiche. Anche in questo caso il richiamo a test clinici, per metodi e durata, non consente di distinguere un eventuale effetto del prodotto da una risoluzione spontanea della caduta.

Bionike

 

Una comunicazione analoga emerge anche nella linea Bioscalin di GiulianiBioscalin Stress promette di contrastare la caduta legata allo stress senza chiarire né il tipo di perdita né i meccanismi d’azione, puntando invece su grafici, percentuali e dichiarazioni di efficacia. I risultati citati – ottenuti in 15 giorni su 44 soggetti con “capelli indeboliti dallo stress” – si basano su parametri vaghi e su tempi troppo brevi per distinguere un reale effetto del prodotto dalla naturale evoluzione del fenomeno.

Bioscalin Total Care Attivatore Capillare spinge ulteriormente le promesse, dichiarando di agire sul bulbo e di riattivare la crescita, con un aumento di 26 volte dei capelli in fase anagen dopo tre mesi. Anche in questo caso le evidenze derivano da studi interni su 78 soggetti con caduta temporanea, privi di dettagli metodologici e compatibili con il miglioramento spontaneo.

Il nodo critico è che questi prodotti intercettano persone spesso preoccupate da perdite progressive, mentre indicazioni come “caduta temporanea” restano marginali rispetto all’enfasi su slogan e percentuali. Le versioni antidiradamento per uomo e donna – Bioscalin Menopausa e Pro-density – seguono lo stesso schema: promesse di azioni stimolanti e anticaduta supportate da dati limitati, basati soprattutto su autovalutazioni e su parametri cosmetici come volume, forza e lucentezza..

Bioscalin

Linea di prodotti anticaduta Bioscalin

Anche la linea anticaduta Phytocyane propone trattamenti distinti per uomo e donna, indicati per cadute progressive. Qui il confine tra cosmetico e farmaco è quasi annullato: si parla apertamente di rallentamento della caduta e stimolazione della crescita, supportati da studi poco descritti, di scarsa numerosità e accompagnati da immagini “prima e dopo” riferite a pochi casi. Più che informare, questi elementi contribuiscono a costruire aspettative irrealistiche.

PhytocyanePhytocyane capelli diradati

Trattamento anticaduta Phytocyane con le immagine "prima e dopo"

Vichy Dercos propone le fiale Aminexil Intensive 5 per uomo  e per donna , indicate per cadute temporanee e accompagnate da percentuali molto elevate di riduzione della caduta. Anche qui, però, i dati derivano da autovalutazioni su un numero limitato di soggetti e da periodi di osservazione troppo brevi per valutare una caduta che tende fisiologicamente a migliorare nel giro di alcuni mesi.

Il siero Aminexil Clincal R.E.G.E.N. Booster  arriva a promettere un aumento di migliaia di capelli in 12 settimane, sulla base di uno studio di cui non sono noti i dettagli metodologici e che, per numerosità e durata, non consente conclusioni affidabili.

Dercos

Siero Aminexil Clincal R.E.G.E.N. Booster e alcuni claim usati per promuoverlo

Il Siero Anti-caduta Fortificante Genesis di Kérastase rappresenta un ulteriore esempio di comunicazione ambigua. Il prodotto è indicato per capelli “fragili, sfibrati e soggetti alla caduta”, ma solo leggendo attentamente si scopre che la caduta a cui si fa riferimento è quella “da rottura”, un effetto cosmetico legittimo ma del tutto diverso dalla perdita legata al ciclo del capello.

Le percentuali elevate di riduzione della caduta, la posologia dettagliata e il richiamo all’Aminexil contribuiscono però a suggerire un’azione più profonda, facilmente fraintendibile da chi è alla ricerca di una soluzione a una caduta vera e propria.

Genesis Kerastase

Siero Anti-caduta Fortificante Genesis di Kérastase

 

Shampoo anticaduta: promesse più blande, ma non sempre

Rispetto a fiale e lozioni, gli shampoo anticaduta adottano in genere una comunicazione meno spinta. Anche quando vengono presentati come prodotti “anticaduta” o come supporto ai trattamenti in fiale, raramente rivendicano azioni biologiche dirette sul follicolo pilifero. Questa prudenza apparente, però, non sempre si traduce in una comunicazione davvero chiara.

Sotto il profilo della formulazione, gli shampoo anticaduta contengono spesso gli stessi ingredienti delle lozioni: vitamine, minerali, aminoacidi, estratti vegetali e sostanze brevettate. A cambiare è soprattutto il linguaggio. Dove le fiale “stimolano” o “riattivano”, gli shampoo “coadiuvano”, “favoriscono”, “rinforzano” o “preparano” il cuoio capelluto ai trattamenti successivi. Si parla di capelli più “energizzati”, “rivitalizzati” o “forti”: espressioni che rientrano formalmente nell’ambito cosmetico ma che, inserite in un contesto anticaduta, possono facilmente essere interpretate come un’azione contro la perdita dei capelli.

Anaphase shampooAnaphase risultati

Shampoo Anaphase+ di Ducray

I riferimenti ai test riguardano quasi sempre la tollerabilità cutanea o la valutazione dermatologica, non studi clinici sull’efficacia. Anche in questo ambito, tuttavia, non mancano esempi di comunicazione fuorviante ed enfatica – percentuali di riduzione della caduta o miglioramenti dichiarati dalla “grande maggioranza” degli utilizzatori – che, a una lettura attenta, si basano su semplici autovalutazioni di soddisfazione condotte su piccoli gruppi di volontari. Un livello di evidenza che non consente di distinguere un effetto reale da un’impressione soggettiva o dall’andamento naturale del problema.

 

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Lozioni e shampoo anticaduta: cosa aspettarsi?

La narrazione che accompagna shampoo e lozioni anticaduta porta facilmente a credere che gli ingredienti in essi contenuti possano rinforzare i follicoli, riattivare i bulbi o contrastare le cadute progressive, quelle che destano maggiore preoccupazione. In realtà, vitamine, minerali, aminoacidi, estratti vegetali e complessi brevettati impiegati in questi prodotti hanno una funzione esclusivamente cosmetica.

Possono migliorare l’aspetto e le condizioni del capello – rendendolo più idratato, elastico, lucente, pettinabile e meno fragile –, oltre che contribuire a lenire il cuoio capellutoridurre l’eccesso di sebo o stimolare la microcircolazione superficiale. Non possono però intervenire sui meccanismi che regolano il ciclo del capello, né arrestare la caduta o stimolare una vera ricrescita: effetti che rientrano nell’ambito farmacologico e che richiedono studi clinici rigorosi.

Un cosmetico per legge non può vantare effetti farmacologici. Per questo espressioni come “clinicamente testato” o “dermatologicamente testato” non sono sinonimi di efficacia clinica. A differenza dei farmaci, i cosmetici non devono superare alcun vaglio tecnico-scientifico indipendente né alcuna dimostrazione sperimentale di efficacia. I dati a supporto derivano per lo più da test d’uso, misurazioni strumentali o autovalutazioni condotte su piccoli campioni, metodologicamente inadeguati a sostenere affermazioni credibili su effetti anti-alopecia.

Privi di efficacia dimostrata e senza garanzie di sicurezza 

Anche quando vengono citati ingredienti che in laboratorio mostrano attività biologiche sul follicolo pilifero – come alcuni estratti vegetali (Serenoa repens, semi di zucca, ortica, ecc.) a cui vengono attribuiti potenziali effetti anti-DHT, l’ormone coinvolto nella miniaturizzazione follicolare e nell’alopecia androgenetica – queste sostanze sono ammesse nei cosmetici non perché siano in grado di assolvere tali funzioni, ma per via delle loro proprietà cosmetiche. Inoltre, il loro potenziale resta in larga parte da dimostrare: ciò che funziona in vitro o su modelli animali spesso non si traduce in un effetto clinicamente rilevante nell’uomo e, anche quando un’attività viene osservata, sarebbe comunque necessario lo stesso livello di verifica richiesto ai farmaci, soprattutto in termini di sicurezza.

Emblematico è il caso dell’Aminexil, ingrediente di punta di numerosi prodotti anticaduta, da Dercos a Bionike fino a Kérastase. Si tratta di una molecola (ossido di diaminopirimidina) brevettata decenni fa da L’Oréal, chimicamente simile al minoxidil ma priva di un’efficacia dimostrata sull’alopecia. Il nome commerciale, l’origine e i meccanismi d’azione dichiarati contribuiscono a costruire un’aura farmacologica che non trova riscontro in studi clinici solidi: i dati disponibili si limitano per lo più a studi di laboratorio e test d’uso basati su autovalutazioni, privi di gruppi di controllo e insufficienti, per metodo e potenza statistica, a trarre conclusioni affidabili.

Dal punto di vista del consumatore, sarebbe legittimo aspettarsi che un prodotto definito “anticaduta” abbia dimostrato, attraverso studi controllati e su ampi gruppi di volontari, di fermare o rallentare una caduta diagnosticata in modo oggettivo. Ma questo, nel caso dei cosmetici, quasi mai accade. Le evidenze pubbliche fornite dai produttori sono scarse, spesso poco trasparenti e con evidenti finalità promozionali; gli studi scientifici indipendenti, quando esistono, sono di dimensioni ridotte e metodologicamente fragili.

In questo contesto di limiti e incertezze, l’unico atteggiamento razionale è un sano scetticismo. Anche perché, se un cosmetico fosse davvero in grado di arrestare la caduta dei capelli, ci troveremmo di fronte a un effetto farmacologico non adeguatamente testato, privo delle garanzie di sicurezza ed efficacia che chiunque pretenderebbe da un farmaco. Ed è esattamente questo, in ultima analisi, ciò che la normativa sui cosmetici mira a prevenire.

 

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Sembrano farmaci, ma sono cosmetici

Fiale, sieri e shampoo anticaduta si collocano in una zona grigia: formato, modalità d’uso e linguaggio li fanno apparire come trattamenti terapeutici più che cosmetici. Tuttavia, sul piano normativo non ci sono ambiguità: sono cosmetici e basta.

Per legge, i cosmetici possono solo pulire, proteggere e migliorare l’aspetto delle superfici esterne del corpo. Possono quindi agire sull’aspetto dei capelli, ma non influenzarne la crescita né arrestarne la caduta. Tutti gli effetti sul ciclo del capello o sull’attività del follicolo rientrano infatti nell’ambito farmacologico.

Nondimeno, la comunicazione dei produttori ricorre spesso a un lessico volutamente ambiguo  “stimolare”, “rinforzare”, “contrastare”  che suggerisce un’azione biologica senza dichiararla apertamente. Un’ambiguità che alimenta aspettative irrealistiche e confonde i consumatori.

La normativa europea è chiara: il Regolamento (CE) 1223/2009 vieta ogni confusione tra cosmetici e farmaci, mentre il Regolamento (CE) 655/2013 impone che anche il contesto comunicativo e le aspettative del pubblico siano valutati. Se un messaggio induce in errore, la responsabilità non può essere scaricata su chi legge. È questo il punto critico: molti trattamenti anticaduta restano formalmente cosmetici, ma vengono presentati in modo tale da sembrare qualcos’altro. 

Chiederemo all'Autorità di esaminare le campagne commerciali e i materiali promozionali relativi ai prodotti indicati, verificandone la conformità alle regole di chiarezza, trasparenza e veridicità previsti dal Codice del Consumo, di valutare se le condotte descritte configurino pratiche scorrette e di conseguenza di chiedere l’adozione dei provvedimenti ritenuti opportuni a tutela dei consumatori e del corretto funzionamento del mercato.

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IL PARERE DELL'ESPERTO
Daniele Caldara - Biotecnologo medico
Shampoo, lozioni e fiale anticaduta sono cosmetici, non farmaci: possono migliorare l’aspetto dei capelli e il benessere del cuoio capelluto, ma non fermano la caduta né stimolano una vera ricrescita. Le promesse anticaduta si basano spesso su test poco solidi o su dati di laboratorio che non dimostrano un’efficacia reale. Se la caduta è evidente o persistente, il consiglio è di rivolgersi a un dermatologo per individuarne le cause.